Abbiamo contattato l’Architetto Badari dell’ArchRays per preparare il materiale pubblicitario per una linea di prodotti non ancora realizzata. Non potendo fotografare oggetti inesistenti abbiamo optato per i render, una vera sorpresa!
Architetto, il suo lavoro è molto particolare, in quali casi i clienti lo richiedono?
In tutte quelle circostanze in cui ciò che deve essere rappresentato non esiste ancora: edifici architettonici, prototipi, oggetti da commercializzare; ma anche prodotti esistenti e difficili da riprendere o fotografare. In questi casi il virtuale offre possibilità nuove, basti pensare alle performance nelle pubblicità delle automobili in tv. Il cliente che viene a conoscenza di queste nuove tecnologie e che ha voglia di sperimentarle ci contatta.
2) Quali sono vantaggi del rendering rispetto alla fotografia o alla ripresa tradizionale?
Sono dovuti alla possibilità di superare i limiti fisici che le tecniche tradizionali impongono: con una cinepresa è impossibile riprendere il funzionamento di un motore dal suo interno. Altro vantaggio è dato dalla possibilità di gestire in maniera più dettagliata ogni singolo aspetto dell'immagine e quindi del film; ciò e dovuto al fatto che può essere scomposta, in fase di calcolo, in tante componenti (colori, riflessioni, rifrazioni del materiale...): operando separatamente si ottiene un controllo maggiore.
3) Come si crea una realtà inesistente? Quali sono i materiali di partenza per arrivare all’immagine finale?
Certamente l'esperienza data dall'osservazione dei fenomeni naturali e la fantasia. Oltre alle foto, il materiale di partenza è il più disparato: c'è chi consegna schizzi, chi l'oggetto reale, chi il disegno 2d o chi addirittura il 3d da rielaborare. Una volta ricordo di aver prodotto un render con le sole indicazioni telefoniche.
4) Ogni volta che si guardano le sue
immagini non si riesce a credere che non siano foto, sono iper realistiche! Come si raggiunge un risultato simile?
Non tutto ciò che produciamo è necessariamente finalizzato al realismo. Per raggiungere comunque l'obiettivo del fotorealismo ci sono una serie di variabili che devono trovare espressione ai massimi livelli. Intendo dire che i modelli, le luci, i materiali devono essere "reali", ovviamente il tutto si complica quando accoppiamo il fotorealismo con l'alta risoluzione: poiché tutto viene estremizzato, servono macchine più potenti in grado di gestire milioni di poligoni per le geometrie, texture (mappe) hi-res e così via. Insomma tanta ram, schede grafiche potenti, multicores e soprattutto un'attenzione maniacale per il dettaglio oltre che per l'insieme.
5) Quanti e quali sono gli stili di un render? Iper realistico, pittorico, altro?
Gli stili di un render dovrebbero essere come la pittura: uno per autore...
6) Tutto è a fuoco, dal generale al particolare, ciò che conta è fornire visivamente tutte le informazioni?
La messa a fuoco da zero a più infinito è ad oggi semplicemente una scelta dell'operatore; il voler mostrare il dettaglio in primo piano così come l'ultimo aggeggio in fondo alla stanza perfettamente nitidi, talvolta diventa un'esigenza facilmente raggiungibile con l'elaborazione computeristica. In realtà la messa a fuoco a "tutto campo" è nata per una semplificazione, ovvero, ciò che per la fotografia tradizionale è ineliminabile (ad oggi), per il render è auspicabile in termini di calcolo (almeno per alcuni motori di render).
7) Quanto conta l’osservazione della realtà, delle luci, dei volumi? Occorre una predisposizione particolare per fare questo mestiere?
In verità se nel passato prossimo l'osservazione della realtà era indispensabile per creare immagini rispettabili, ad oggi i motori di render si sono evoluti sostituendo parte dell'abilità dell'operatore; questo sta a significare che per ottenere immagini buone non occorre essere geni, se invece parliamo dell'eccellenza, beh, allora possiamo concludere che per qualche anno ancora l'essere umano può fare la differenza. Detto questo, la predisposizione per l'analisi dei fenomeni "naturali" da parte di chi opera rimane fondamentale.
8) Quale è stato il suo percorso? Studi, propensioni, casi della vita…
Mi sono laureato in Architettura a ventiquattro anni poi ho lavorato in tre studi tra Suzzara, Reggio Emilia e Correggio. Penso comunque che siano le passioni ad avermi guidato, l'amore per le cose belle, per la pittura, per la musica e per la meccanica. Ormai, ridendo e scherzando sono più di dieci anni che mi occupo di computer graphic.
9) Cosa le piace del suo lavoro?
La poliedricità, i numerosi sbocchi che esso può dare; nuove dimensioni per la fantasia... per la creatività.